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La crisi degli hotel, chiude anche il "Nazionale" |
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Prima è comparso un cartello anomalo: "Chiuso per inventario". Poi l'annuncio è sparito, ma le porte sono rimaste serrate. Il che vuol dire 60 stanze a tre stelle in meno, sotto la Mole. L'Hotel Nazionale non aveva sfruttato l'onda delle Olimpiadi per rifarsi il look, ma era comunque un punto di riferimento, uno degli alberghi storici della città, a due passi da piazza San Carlo. Una struttura centrale, accogliente e abbordabile come fascia di prezzo. Ma le difficoltà del settore, oltre al cambio della proprietà dell'edificio, passato dall'Inps alla società privata per le cartolarizzazioni, devono aver convinto i titolari dell'hotel, i fratelli Zampicinini, a chiudere i battenti. Altro segno concreto che il settore alberghiero, dopo l'iniezione dei Giochi, stenta a decollare.
La ristrutturazione di Casa Gramsci, in piazza Carlina, è al palo e la famiglia De Giuli è in attesa di tempi migliori per dar corso all'investimento. Il Turin, della catena Thi, rimarrà chiuso per un anno, anche se nell'ambiente sono in molti a scommettere che lo stop sarà molto più lungo. E la situazione, in generale, è a macchia di leopardo, tanto che il numero uno di Federalberghi, Alessandro Comoletti, teme altre chiusure nei prossimi mesi. "Il mercato è quello che è - sostiene - la crisi generale non aiuta, le strutture hanno abbassato i prezzi e nel 2009 si è registrata una flessione negativa delle presenze intorno al 15-20 per cento e del fatturato intorno al 20-25 per cento". Ma allora dove dormono i turisti? "I turisti ci sono - ribatte Comoletti - ma non tutti occupano le stanze. Dipende cosa si intende per turista. Tutti i visitatori dei musei, ad esempio, non lo sono per forza"....leggi tutto l'articolo di Diego Longhin
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