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Pagina 1 di 2 Quel killer chiamato cibo
Il titolo dell’ultimo film di Mimmo Calopresti, “L’abbuffata”, richiama immediatamente alla memoria “La grande abbuffata” di Marco Ferreri, da cui però si differenzia completamente, tranne che per un elemento: il cibo, succulento ed eccessivo, diventa in entrambe le opere un’arma spietata, un killer che non perdona e porta alla morte.
Protagonisti dell’Abbuffata sono tre giovani amici che vivono a Diamante, in Calabria, e hanno la passione per il cinema e un sogno nel cassetto: girare un film ispirato alla vicenda vera della zia di uno di loro, che aspetta ancora il ritorno del suo primo amore, un calabrese partito tanti anni prima per l’America. In cerca del protagonista, i tre salgono su un treno per Roma, ‘mecca’ del cinema italiano, e, per caso, a una festa, si imbattono nella compagna di Gérard Depardieu. La donna convince l’attore francese ad accettare la parte e a raggiungere i tre aspiranti registi nel paesino del Sud. L’arrivo della star mobilita l’intera comunità, in suo onore si organizza un’accoglienza festosa che culmina in una ricca mangiata a base di maiale e sanguinaccio, innaffiata da abbondante vino rosso. Depardieu mangia con gusto, tanto, anzi troppo, e dopo il pasto si accascia senza vita davanti alla tv.
Morire a tavola per le troppe pietanze ingurgitate è un evento piuttosto raro, meno lo è favorire l’insorgere di alcune patologie importanti con una dieta scorretta. Eppure, come sottolinea Roberto Volpe del Servizio prevenzione e protezione (Spp) del Cnr di Roma “per coniugare qualità e bontà dell’alimentazione e mantenersi in forma basta seguire alcune semplici regole. Il primo passo da fare: “riscoprire la ‘dieta mediterranea’, composta da cibi ottimali sia dal punto di vista qualitativo-nutrizionale che delle calorie apportate. Più in dettaglio, a colazione vanno bene caffè, latte, yogurt o tè (non zuccherati)
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