| Cambia il modo di mangiare |
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Per descrivere le rivoluzioni alimentari in corso e suggerire alcune strade che il comparto agroalimentare potrebbe imboccare per recuperare terreno, una docente dell’università di Parma ha scritto un libro: Il cibo flessibile, di Maura Franchi, editore Carocci, da pochi giorni in libreria.
Cibo in tasca e responsabilità nel mangiare, sono questi i grandi cambiamenti in corso. «Ce n’è almeno, un terzo. È la scomparsa delle “preferenze”. Non ha più senso chiedere se si preferisce la panna o la crema, li si preferisce entrambi a seconda dei momenti. Oggi il consumatore “preferisce” quello che non aveva preferito un ora prima, vuole cambiare, provare». L’industria alimentare, come i piccoli esercizi, non colgono però le opportunità che questa rivoluzione offre. Parma, che da sempre si considera la culla dell’agroalimentare in Europa, meno di altri. «La scomparsa dei pasti a tavola, superati dai break veloci e frequenti, ma anche l’aumento costante di persone che vivono sole, dovrebbe spingere le industrie e puntare sulle monoporzioni. Sono pochissimi a farlo, qualche esempio c’è come le vaschette della Parmacotto col salume da mangiare ovunque ci si trovi. Ma restano pochi casi. Altri hanno puntato sui cibi sani, ma con poca fortuna. In generale tutte le aziende alimentari si costruiscono un’immagini distante dai nuovi stili di vita». Barilla spese 100 milioni di euro per lanciare la linea Elixir, bevande e alimenti salutari, un’operazione che non ha avuto un ritorno felice. «Penso alle campagne pubblicitarie del consorzio del Parmigiano reggiano o del Crudo di Parma, ma anche ad altri, tutti i più noti. A volte le campagne promozionali sono proprio costruite alla cieca, senza alcuna analisi preventiva su cosa potrebbe cercare il consumatore, altre volte sono ragionate ma comunque ferme a icone di tradizione. La tradizione va mostrata, ma coniugandola con l’innovazione, le persone vanno sorprese, cosa che i produttori dell’alimentare non stanno facendo, si limitano a difendere vecchie immagini». Così l’industria. Nella ristorazione? «Il discorso è analogo. In piazza Garibaldi ci sono molti bar, ma tutti identici. In altre città ci sono luoghi che hanno colto le novità in corso, l’idea del cibo come elemento sempre presente, che deve sapersi mescolare ad altre attività. A Milano c’è una libreria-ristorante, a Torino un fiorista-bar, negli Stati Uniti le lavanderie sono posti dove si mangia. Di Parma non saprei portare neppure un esempio». Fabio Bonati |
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Ad ogni modifica nella società ne corrisponde uno sulla tavola: il cibo è uno specchio dell’anima. E poiché gli ultimi anni hanno visto eccezionali cambiamenti degli stili di vita, anche l’alimentazione è eccezionalmente cambiata. L’industria del mangiare, invece, si dimostra lenta ed è rimasta indietro.





