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L’arte di caramellare i sogni. Mi dicono che sono pop e ho smesso di chiedermi cosa intendano e soprattutto se sia davvero così, però ho cominciato a fare alcune considerazioni. Se rivalutare il territorio, le diverse zone che contraddistinguono il paese dal punto di vista gastronomico, con le sue materie prime più povere e più umili (e umiliate!), ha una valenza pop, allora ci sto.
Chiamatemi pure cuoco pop e ne sarò orgoglioso, perché mi sa di popolare nel senso più tradizionale del termine. In fondo sono uno del popolo, a cui piace restare così, senza bussare alla porta dello star system che della parola popolare conosce un solo significato, secondo me distorto: “celebre”.
Come spiega Davide Oldani nell’introduzione a La mia cucina POP, “pop” sta per popolare, del popolo, e la sua cucina è pop perché legata alla tradizione locale, alle materie prime “povere”, sì, ma lavorate con tecnica eccelsa e sopraffina.
Brillante innovatore dell’alta cucina e strenuo difensore della semplicità e della tradizione, Davide Oldani si racconta in questo libro che è molto più di un libro di cucina: la sua storia, il suo gusto, il suo credo, le sue ricette, la sua filosofia e la sua sfida, quella di liberare l’alta cucina da lusso, glamour e mondanità per avvicinarla e renderla accessibile a tutti.
Partito dalla Milano di Gualtiero Marchesi, Oldani è entrato nelle capitali mondiali dell’alta cucina e dopo anni trascorsi ad assorbire, osservare e studiare, è tornato da dove è venuto, a Cornaredo, nel paese della sua infanzia, per aprire il D’O.
Il D’O è l’esempio concreto della sua grande idea di voler democratizzare l’alta cucina. Non un ristorante di lusso, ma un locale semplice dove lo chef accoglie chiunque voglia imbarcarsi con lui in questa avventura pop.
Nel libro Davide svela quali segreti celano le porte della sua cucina. Racconta i suoi pellegrinaggi per carpire i segreti dei più grandi maestri, il suo concetto di cultura gastronomica e di rispetto della stagionalità dei prodotti, dispensando ottimi suggerimenti pratici, dalla fase di acquisto dei prodotti alla loro cottura. E non solo: ci coinvolge con la sua passione per la scoperta, passione che lo ha portato a essere anche designer di posate e utensili da cucina.
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Fruttuosa e ormai consolidata la collaborazione di Davide Oldani e Federico Franchi, patron di un’azienda internazionale produttrice di oggetti di design per il settore alberghiero e la ristorazione, ma rivolti anche a chi a casa vuole coccolarsi e trattarsi bene.
La mia cucina – scrive Oldani – coinvolge tutto ciò che ci gira intorno, dal layout della cucina stessa, al set up della tavola, senza dimenticare le tovaglie e le tazzine del caffè.
Gli oggetti che ha realizzato con Federico Franchi sono pensati con lo scopo precipuo della praticità, come il piatto Land, con il fondo reclinato per le minestre e la posata Passepartout, un po’ cucchiaio, un po’ forchetta e un po’ coltello.
Un percorso di vita ricco e interessante, che si conclude con le ricette che lo hanno reso famoso nel mondo.
La verità del mio essere pop è in quello che probabilmente ha fatto più parlare di me negli ultimi anni: la mia cipolla caramellata.
Lì, credo, stia tutto il mio essere pop e anche il sogno della mia vita. Non si tratta di “cucina povera” quanto piuttosto di cucina umile, perché creata e portata in tavola con una sana dose di umiltà, una virtù che dovrebbe estendersi a tutti gli ambiti della vita.
DAVIDE OLDANI, 40 anni, milanese, ha studiato e lavorato presso i più grandi cuochi del mondo, da Gualtiero Marchesi ad Albert Roux, da Alain Ducasse a Pierre Hermé. Nel 2003 ha aperto il D’O, la sua trattoria di Cornaredo che in breve tempo ha ottenuto consensi unanimi dalla critica più autorevole e dal pubblico. Ha tenuto lezioni di filosofia del marketing destrutturato all’Università Cattolica di Milano e di design presso lo IED. Nel 2008 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro, la massima onorificenza del comune di Milano.
Davide Oldani
LA MIA CUCINA POP
L’arte di caramellare i sogni
In libreria dal 6 maggio 2009
Pagine: 224
Euro: 16.00
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