OGM tra leggende e realtà PDF Stampa E-mail

In questo libro ho cercato di offrire al lettore una fotografia di cosa sono oggi le colture geneticamente modificate, districandomi nella selva di leggende, miti, veline aziendali e rapporti fasulli, esagerazioni e dati falsi che circondano l’argomento, facendo riferimento il più possibile a rapporti affidabili di organismi internazionali e sovranazionali e articoli pubblicati sulle riviste scientifiche.

Ho cercato di comprimere tutto in 224 pagine, affrontando vari temi: dai “semi terminator” all’influenza che hanno avuto gli OGM sull’uso dei pesticidi. Dai brevetti al concetto di “naturale” passando per una concisa ma accurata descrizione di come si fabbricano gli OGM, a cosa servono, perché si fanno, quali OGM sono stati prodotti, quali esistono invece solo nelle leggende, chi li coltiva, dove e perché, e chi ci ha guadagnato sino ad ora.

Un libro per chi vuole capirci qualche cosa in un campo dove è difficile distinguere la realtà dalle leggende.
Si intitola OGM tra leggende e realtà. Chi ha paura degli organismi geneticamente modificati? È pubblicato da Zanichelli, nella collana Chiavi di lettura (€ 11,80). In questo libro ho cercato di offrire al lettore una fotografia di cosa sono oggi le colture geneticamente modificate, districandomi nella selva di leggende, miti, veline aziendali e rapporti farlocchi, esagerazioni e dati falsi che circondano l’argomento, facendo riferimento il più possibile a rapporti affidabili di organismi internazionali e sovranazionali e articoli pubblicati sulle riviste scientifiche. Ho cercato di comprimere tutto in 224 pagine, affrontando vari temi: dai “semi terminator” all’influenza che hanno avuto gli OGM sull’uso dei pesticidi. Dai brevetti al concetto di “naturale” passando per una concisa ma accurata descrizione di come si fabbricano gli OGM, a cosa servono, perché si fanno, quali OGM sono stati prodotti, quali esistono invece solo nelle leggende, chi li coltiva, dove e perché, e chi ci ha guadagnato sino ad ora.
Ve ne offro un estratto, dove parlo dell’OGM più diffuso nei paesi in via di sviluppo: il cotone Bt, ingegnerizzato per resistere agli attacchi di alcuni insetti.

Il cotone Bt nei paesi in via di sviluppo
Ogni anno la FAO (Food and Agricolture Organization) delle Nazioni Unite pubblica un rapporto sullo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura nel mondo, con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo.
Nel 2004 per la prima volta il rapporto è stato dedicato all’agricoltura biotecnologica, con un sottotitolo espresso significativamente in forma di domanda: Meeting the needs of the poor?
Possono gli OGM aiutare i molti milioni di contadini poveri? Possono, se non risolvere, almeno alleviare il problema della fame e della malnutrizione nel mondo, che nel 2004 affliggeva 842 milioni di persone, quasi tutte nei Paesi in via di sviluppo? La risposta che emerge dal rapporto FAO è un chiaro sì, seppure con alcune cautele.

Oltre che sul rapporto FAO e su quello già citato della Commissione europea, qui ci baseremo sul World Development Report 2008 della Banca mondiale e sul rapporto Measuring the economic impact of transgenic crops in developing agricolture during the first decade (Misurare l’impatto economico nel primo decennio delle colture transgeniche sull’agricoltura in via di sviluppo) pubblicato nel 2009 dall’IFPRI. Questo International Food Policy Research Institute, sostenuto da decine di istituzioni internazionali, ha come obiettivo «trovare soluzioni sostenibili per eliminare fame e povertà».

I ricercatori dell’IFPRI passano minuziosamente in rassegna tutti i 137 articoli scientifici pubblicati sino al 2007 riguardo all’impatto economico degli OGM sui Paesi poveri e in via di sviluppo. E sono consapevoli della difficoltà di tracciare un bilancio equilibrato, come dimostra l’incipit del loro rapporto:

  -  Nel dibattito sulle piante biotech distinguere i fatti dalla fantasia non è facile. Il dibattito è stato confuso dall’influenza di visioni rigide e assolutistiche (sia a favore sia contro le piante biotech) circa il ruolo della scienza nella società, combinate con una generale ignoranza della scienza. -

Tra le possibili fonti di confusione ci sono affermazioni generiche come quella secondo cui «gli OGM possono contribuire alla lotta contro la fame nel mondo».
In realtà come abbiamo visto non sono ancora stati sviluppati OGM capaci di far aumentare direttamente le rese (e non è detto che si riuscirà a produrli in futuro). Quando le rese aumentano, ciò è dovuto a una migliore protezione dagli insetti.
Almeno per ora dunque non si mira ad aumentare la produzione di cibo. Si tratta invece di aiutare i Paesi poveri a migliorare la loro produzione agricola risolvendo problemi che sono diversi da quelli dell’agricoltura dei Paesi sviluppati. Gli OGM sono uno dei possibili approcci: possono portare a un aumento di reddito per gli agricoltori, il che consente loro di acquistare più cibo. Gli OGM quindi devono essere visti come un complemento a soluzioni e tecnologie diverse  non come una alternativa.
Un solo OGM molto diffuso
Fino a oggi soltanto il cotone Bt resistente agli insetti ha avuto una diffusione e un impatto notevole sui Paesi in via di sviluppo che hanno deciso di coltivarlo.
La coltivazione convenzionale del cotone fa largo uso di pesticidi, con effetti spesso deleteri per l’ambiente e per gli agricoltori. Il cotone Bt è usato ormai da più di 9 milioni di agricoltori, soprattutto in India e in Cina, e il rapporto della Banca mondiale lo definisce «un OGM win-win-win», ossia di successo su tre fronti:
 Ha ridotto le perdite dei raccolti, ha aumentato i profitti degli contadini e ha fortemente ridotto l’uso di pesticidi per milioni di piccoli agricoltori.

Tuttavia un eccessivo trionfalismo sarebbe fuori luogo, avverte subito dopo il rapporto:

 Ma i benefici delle biotecnologie, che sono spinte da grandi multinazionali private interessate all’agricoltura commerciale, devono ancora essere sfruttati appieno per i bisogni dei poveri.

In altre parole il successo del cotone Bt è indubbio, ma sarebbe sbagliato generalizzare e dedurne che anche gli altri OGM sviluppati per i mercati occidentali possano automaticamente avere lo stesso effetto nei Paesi poveri, come una bacchetta magica; occorre invece tener conto delle specificità locali.
Diamo perciò uno sguardo più dettagliato alla situazione in alcuni tra i Paesi in via di sviluppo più rappresentativi.

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