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Gentile Sig. Marchi, Identità Golose é alla quarta edizione, cosa si aspetta dall'evento di stile gastronomico più importante organizzato in Italia?
Mi attendo un ulteriore passo in avanti sulla strada della piena coscienza del ruolo che l'alta cucina ha nel mondo e in Italia. Il mondo deve ancora conoscere la cucina contemporanea italiana, moltissimo è ancora fermo a pizza e mandolino, via Veneto e bella vita, pura retorica turisticizzante. E noi italiani dobbiamo capire di non essere depositari del verbo. La qualità non è solo italiana, ma è ben diffusa nel pianeta e non mi riferisco a Francia e Spagna, Londra e Tokyo. Se si decide di parlare di qualità, bisogna fissarne i parametri ed è quello che io - certo non da solo - cerco di fare a Milano a fine gennaio.
Quanto le sue aspettative sono ripagate dal successo che l'evento suscita in Italia ed all'estero?
Tantissimo, il primo anno, gennaio 2004, quando i giorni di lavori furono appena due, dopo il primo la notte sognai me stesso che l'indomani, martedì, me ne andavo a Palazzo Mezzanotte, vi entravo e lo trovavo vuoto: non uno spettatore, non un giornalista, non un esperto. Così non fu e l'interesse cresce in maniera sempre significativa
A pochi giorni dall'inizio dell'evento cosa vuole dire ai nostri lettori?
Semplice: di iscriversi o di accreditarsi. Identità Golose è davvero un evento dai caratteri unici in Italia. Non c'è un altro evento aperto solo agli addetti ai lavori, senza il contorno di "amateur" piuttosto che famiglie in gita a una sagra.
Durante il congresso di "Alma Viva" lo scorso ottobre, ha polemizzato con una certa classe politica poco attenta alle problematiche professionali e del settore in genere che ruota intorno al food, qualcosa é cambiato nel frattempo?
Niente, zero virgola zero. Il Ministero delle risorse agricole ha istituito una commissione per la cucina italiana all'estero che per la sua composizione fa gridare allo scandalo. Ci sono ovviamente i rappresentanti politici dei due schieramenti più una sfilata di figure da museo delle cere, ma non chi per davvero lavora per fare grande la cucina italiana tipo il GVCI, il Gruppo Virtuale Cuochi Italiani, presidente Mario Caramella. Credo sia tempo perso attendersi qualcosa di importante a breve termine dai politici italiani, si deve ancora lavorare per fare capire loro cos'è l'alta cucina, cioè qualcosa di ben diverso di una cena in un rifugio alpino.
EG IWCAsuisse
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