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Pagina 1 di 5 Peter Brabeck lavora da circa 40 anni per il gigante dell'industria alimentare Nestlé, dove è partito vendendo gelati ed è arrivato a occupare posizioni di rilievo come CEO e presidente del Consiglio di amministrazione. È uno strenuo sostenitore dell'ingegneria genetica ed è critico nei confronti dei biocarburanti. Degli svizzeri apprezza soprattutto la tolleranza e lo zelo.
Daniel Huber: Ha appena finito di pranzare: le capita ancora di notare quando le vengono serviti prodotti Nestlé?
Peter Brabeck: Certo! Avendo venduto gelati per diverso tempo ho sviluppato una spiccata consapevolezza del marchio. I marchi sono il sangue che scorre nelle vene della nostra azienda.
Con 8000 brand e quasi 120 000 prodotti si rischia però di perdere la vista d'insieme.
Se la confezione riporta il marchio, il gioco è facile. La cosa si complica nel caso di un ingrediente. Recentemente, in occasione di un'intervista, mi è stato chiesto di riconoscere i marchi di sei bicchieri contenenti acque minerali diverse.
E come se l'è cavata?
Le ho riconosciute tutte.
Sorprendente, davvero. Quanto conta per lei il cibo?
Per qualsiasi essere umano il cibo rappresenta l'esperienza sociale per antonomasia. Non esiste evento sociale importante che non sia in qualche modo accompagnato da un pranzo o da una cena, sia esso la giornata nazionale dell'indipendenza, il giorno di Natale, di Pasqua, di un compleanno o persino di un funerale.
Lei cucina?
Sì, e lo faccio con passione. È uno dei miei hobby, peccato che posso praticarlo solo di rado.
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