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Splende il sole sul Ristorante Trussardi alla Scala |
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Pagina 1 di 5 Non è la prima volta che incontriamo Andrea Berton, executive-chef del ristorante Trussardi alla Scala, di Milano. Dalla nostra prima intervista sono passati due anni e tanti premi, compresa la stella Michelin.
Non è difficile capirne il perché: giovane, direttore, oltre che chef del ristorante, meticoloso, determinato ed entusiasta del suo lavoro, Berton, insieme ai suoi collaboratori, ha reso possibile il connubio alta moda-alta cucina. Come l’altra volta ci accoglie nel suo tempio dove facciamo una piacevole chiacchierata:
Ci siamo incontrati la prima volta poche settimane dopo l’inaugurazione del ristorante, la tua avventura era agli inizi. Ora ci rivediamo a distanza di due anni, nel frattempo sono arrivati il riconoscimento della guida dell'Espresso quale miglior novità dell'anno 2007 e la stella Michelin. Cosa hanno significato? E cosa è cambiato?
Grandi soddisfazioni. I riconoscimenti delle guide più importanti nel nostro settore sono uno stimolo a migliorare ulteriormente, ad andare avanti proponendo una cucina “stimolante” e in grado di incuriosire sempre il cliente. Non è cambiato molto: proseguiamo sulla strada intrapresa all’inizio, mantenendo costante lo standard qualitativo, per noi fondamentale, offrendo una cucina di alto profilo gastronomico e assolutamente personalizzata.
Questi riconoscimenti permettono di sfatare il luogo comune per cui il connubio moda-cucina sia solo un trend passeggero e velleitario?
Noi lo abbiamo sfatato grazie anche al gruppo Trussardi che ha investito e creduto nel modo giusto, individuando le qualità e le caratteristiche necessarie, per creare uno standard del nostro livello. Noi non siamo un ristorante modaiolo: alla base vi è un progetto a lungo termine con attenzioni che richiedono costanza e continuità, soprattutto nell’attenzione verso il cliente. Alta-moda e alta-cucina si compensano perfettamente.
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