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Anche fuori dal simbolismo alimentare, i colori hanno molti significati e comunicano le più diverse sensazioni: in architettura, ad esempio, colori scuri definiscono sensazioni di allontanamento e rimpiccolimento, al contrario di ciò che accade con i colori chiari che evocano sensazioni di ingrandimento, con ripercussioni sia sulle sensazioni fisiche che psichiche individuali e collettive. Le culture hanno da sempre elaborato simbolismi cromatici convenzionalmente determinati anche per significare la natura: la luna pallida e femminile, il sole vigoroso e maschile, la terra marrone e materna il blu colore del cielo, sede degli dei. Platone ha riassunto il rapporto natura colore associando i colori ai diversi elementi allora noti: rosso al fuoco, giallo all’aria, verde ai boschi e agli animali, blu alla notte e all’acqua.
Nella tradizione cinese, i colori vengono usati per indicare alcuni ben determinati sapori: il rosso per l’amaro, il giallo per il dolce, il bianco per il piccante, il nero per il salato, il verde per l’acido. Ma non per tutte le popolazioni il colore scandisce gli stessi significati: come accade per gli idiomi e per le abitudini alimentari, anche nel simbolismo cromatico si registrano marcate differenze. In oriente il vestito del lutto è bianco e non nero come in occidente; nei paesi islamici il colore sacro è il verde mentre in Cina è il giallo. L’abito delle spose islamiche è rosso mentre in occidente è bianco. In America sono preferite le mele verdi mentre in Italia lo sono quelle rosse; il blu, che nelle regioni soleggiate del mediterraneo viene riferito alla tranquillità, in terre meno solari come Inghilterra e Islanda, traduce emozioni di tristezza e situazioni di scarsa disponibilità economica. In Germania il colore blu indica ubriachezza; negli U.S.A. sono detti berretti blu i soldati di pace dell’ONU ma in netto contrasto, sono uomini blu anche i Tuareg: i feroci guerrieri del deserto. In epoca antica, il blu, ricavato da pietre dure (lapislazzuli e turchesi) aveva costi elevatissimi e, forse per questo, veniva usato per rappresentare gli dei (Zeus). Nella Bibbia si legge che “i figli di Israele, dovranno portare vesti bordate e intessute di blu”. ma l’800 inglese ha fatto indossare vesti blu alle prostitute ed ha etichettato col blu i film osceni. In Cina veniva utilizzato il colore blu per dare l’immagine grafica di figure “irate” mentre, al contrario in Persia, il blu-turchese (chiamato pirusea che significa gioia) è sinonimo di scacciapensieri. In alimentazione il blu è un colore poco associato e spesso descritto per riferire di “muffe” o bacche aspre, non mature e/o velenose. Gli antichi romani lo consideravano un colore “non civile”, visto che i guerrieri “barbari” se ne servivano per dipingere i loro volti prima delle battaglie.
Il rosso, colore del vestito delle donne “libere” di Babilonia, indica vitalità in quasi tutte le culture. Fisiologicamente, la sua prolungata percezione aumenta la temperatura corporea (al contrario del verde e blu). Spesso è presente negli arredi dei fast food e nelle divise degli addetti alla ristorazione; è un colore che stimola l’azione del soggetto verso l’ambiente esterno ed è spesso ritenuto un forte “agente” di stimolo al consumismo: alimentare e non.
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