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Lavoro dal '79 nel turismo e da anni negli alberghi; ho visto e vissuto situazioni varie e crisi più o meno gravi nel trasporto aereo, nei tour operator e nelle agenzie di viaggi, ma rimango "basito" nel leggere le quotidiane lamentele degli albergatori veneziani sulla crisi del turismo a Venezia.
Ci sono alcune cose che con tutta la mia buona volontà mi rimangono oscure, per esempio: Com'è possibile che bastino 3 mesi di incassi diminuiti (perché non mi vengano a raccontare la storia dell'orso, fino a settembre il turismo a Venezia è stato pressoché uguale all'anno precedente) per mandare in crisi aziende grandi e piccole che venivano da decenni di lauti guadagni? Contratti in scadenza non rinnovati, riduzione di orari, diminuzione di personale... una Caporetto.
In tutto questo lamentarsi però non ho sentito neppure una voce dai vari dirigenti dei vari organi preposti al controllo del turismo veneziano che ammettesse una qualche responsabilità per una situazione che chiunque dotato di un minimo di buon senso avrebbe potuto prevedere... Allora provo io, semplice addetto ai lavori, a metter lì qualche considerazione buona per riflettere: 20 anni fa esisteva la classificazione degli alberghi: serviva a garantire un minimo di standard qualitativo per il cliente, che sapeva che se prenotava un hotel 3 stelle aveva un servizio da 3 stelle, se prenotava un quattro stelle pagava di più ma aveva un servizio migliore.
Ogni anno venivano fatti controlli accurati e se l'albergo non rispettava gli standard o si adeguava alla svelta o veniva declassato... quando si apriva un albergo si dovevano rispettare delle regolamentazioni ferree a seconda delle quali veniva data la classificazione in stelle. Però questo evidentemente non andava bene, perché obbligava i proprietari degli alberghi ad investire soldini sulle strutture, per mantenerle in linea con gli standard richiesti, sul personale che doveva avere certe qualifiche (i quattro stelle dovevano avere obbligatoriamente un direttore, una governante ed un concierge).
Allora hanno (ribadisco hanno) deciso di abolire i controlli e la classificazione. Risultato? Proliferazione di alberghi sopravvalutati, 4 stelle con servizio da 2 stelle, personale non qualificato mandato allo sbaraglio per risparmiare, qualità inesistente. Oggi chiunque può classificare il suo albergo come gli pare, rispettando solo i vincoli di metratura, infischiandosene di standard di qualità e professionalità (andate a fare un giro per le portinerie degli alberghi di Venezia dopo le 21, il 95% del personale non parla non dico le lingue ma nemmeno l'italiano!!).
Vent'anni fa esistevano le tabelle con i prezzi minimi e massimi divisi per categoria: significava che un albergo a 4 stelle aveva un prezzo minimo e uno massimo per la bassa e l'alta stagione così come i 3, i 2 stelle. Era obbligatorio applicare quei prezzi, se si sgarrava erano multe salate. E così chi prenotava un 4 stelle sapeva che pagava di più e se voleva risparmiare prenotava un 3 stelle. Però nemmeno questo andava bene: via la differenziazione dei prezzi. Risultato? una babele di tariffe... hotel 4 stelle che vendono a prezzi di 3 stelle, 3 stelle che vendono al prezzo dei B&B sia in bassa che in alta stagione (che ormai non esiste più, si vende un tanto al chilo a seconda della disponibilità, tanto nessuno dice niente), forbici di prezzi fra minimo e massimo che possono arrivare anche al 300%!!
I clienti non ci capiscono più niente, non esiste più la differenziazione di prezzo e qualità che faceva scegliere al cliente un 4 stelle piuttosto che un 3 stelle... Vogliamo parlare poi della qualità del servizio negli alberghi, anche quelli di lusso? personale ridotto all'osso, senza formazione, molto spesso nemmeno in grado di esprimersi in italiano figuriamoci altre lingue, investimenti per la qualificazione professionale zero, salvo quella obbligatoria per legge ( 626, HCCP, antincendio, ecc...)
In conclusione: la deregulation selvaggia voluta dagli albergatori veneziani che negli anni di vacche grasse guadagnavano bei soldini si è loro ritorta contro. Il problema è che come sempre l'hanno scaricata sull'anello debole della catena, i lavoratori, quelli che hanno bisogno dello stipendio di fine mese per pagarsi il mutuo e ai quali anche una riduzione di orari causa gravi problemi.
Lettera firmata
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