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SIGNORI E POPOLO INSIEME
La madama e la servetta, il signore e il cocchiere… donne in nero, scarmigliate e con le mani segnate dal lavoro insieme a signorine dalla pelle diafana riccamente vestite. Tutti uno accanto all’altro, pigiati nell’attesa dell’ambita delizia. Eh già, sono davvero tante le caratteristiche che rendono straordinaria la storia del Caffè Al Bicerin: le microscopiche dimensioni del locale, che non permettevano uno sviluppo su varie sale come succedeva negli altri caffè torinesi, portarono alla compresenza di persone di classi sociali estremamente diverse.
Ma evidentemente i bicerin, le cioccolate calde e gli zabaioni erano così buoni che i nobili riuscivano a tollerare la vicinanza con la gente del popolo. E le persone più umili, pur di non rinunciare a uno dei pochi piaceri della loro difficile vita, superavano l’imbarazzo che la loro estrazione suggeriva. Certamente il prezzo del bicerin non doveva essere eccessivo visto che anche le classi meno agiate potevano permetterselo di tanto in tanto. Il prezzo di tre soldi, cioè 15 centesimi di lira, venne mantenuto dalla metà dell’Ottocento fino al 5 dicembre del 1913, quando passò a 20.
In un certo senso il Bicerin è stato il primo locale pubblico davvero democratico.
Un tempo era la consumazione “pezzo forte di tutti i torinesi” come scrive Nino Bazzetta da Vemenia nel suo libro I caffè storici d’Italia del 1939. “Lo prendevano le serve in fretta e furia, tra una faccenda e l’altra, e le dame (…)
(Cesarino Sandassi – Il giornale del Piemonte)
Il bicerin era dunque una bevanda nazionale da piccola patria, amato indifferentemente dai cocchieri e dai viveurs, dalle sartine e dalle signore.
(Tuttocittà 1990)
Qui è nata una delle bevande più famose di Torino, il “bicerin”, appunto, delizia di tutte le classi sociali.
(Il sole 24 ore)
Il bicchierino (misto di cioccolatte, latte e caffè) è la bibita prediletta della mattina: ministri, magistrati, professori, negozianti, fattorini, cestaie, venditori e venditrici ambulanti, campagnuoli ecc, tutti spendono volentieri i loro tre soldi per rifocillarsi economicamente lo stomaco.
(Torino e i suoi dintorni di Stefani-Mondo)
Per venti soli centesimi si ha il classico bicchierino che costituisce un nutritivo spuntino.
(“Torino e i torinesi” di Alberto Viriglio, Viglongo Editore)
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