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Ultimo viaggio per l’Orient Express. Quel che restava del leggendario treno, scrive il quotidiano inglese «The Observer», scomparirà per sempre dagli orari ferroviari europei, dopo 125 anni di illustre carriera.
La prossima settimana, la linea Strasburgo-Vienna verrà cancellata. Vittima, in aria, dei voli low cost e in terra, dell’alta velocità. Il mito sopravvive solo sul costoso Venice-Simplon Orient Express che viaggia una volta la settimana e per qualche mese l’anno con carrozze d’epoca (le restaura periodicamente un’azienda italiana di Matera). La linea vera, quella che ha i giorni contati, era invece ormai tutt’altro che fastosa. Robin McKie, il giornalista dell’«Observer» l’ha recentemente provata di persona. Ormai aveva l’aria d’un treno pulito ma anonimo, abitato da uno sparuto manipolo di passeggeri, che nulla avevano dei principi e o dei poeti che all’inizio del secolo breve andavano a perdersi verso sud. Anzi, essendo il moderno treno privo di vagone ristorante, chi non s’era preventivamente munito di bibite e panini, rischiava pure un crampetto di fame.
L’inventore
Il vero Orient Express è una creatura lussuosa dell’imprenditore Georges Nagelmackers. Costui, figlio di banchieri col pallino delle strade ferrate, aveva girato in lungo e in largo l’America sulle carrozze Pullman, che erano alberghi viaggianti, con letti, cucine, giornali aggiornati in tempo quasi reale via telegrafo. E decise di fare la stessa cosa in Europa. Il primo «Orient» partì il 4 ottobre 1883 da Parigi e arrivò a Istanbul.
Non solo macinava un bel po’ di chilometri e accorciava il mondo, ma sconfinava in tutti gli imperi d’Europa, dando l’illusione che un’eone di gioia, prosperità, eterna pace fosse a disposizione degli umani. Carezzava Vienna, Budapest, Bucarest, Belgrado. La Bella Epoca finì prestissimo con un colpo di pistola all’arciduca Francesco Ferdinando, proprio in quei Balcani che il treno attraversava sfumacchiando.
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E l’Orient Express rimase in stazione per i sette anni della prima guerra mondiale (paci controverse compresi), perché i confini delle nazioni a quel punto si potevano varcare solo con i fanti armati... leggi tutto l'articolo di Bruno Ventavoli |