“Faux gras” PDF Stampa E-mail

Il finto foie gras per combattere una vera barbarie. Si chiama “faux gras” (“finto grasso”) ed è un paté dal colore e dalla consistenza molto simili a quelle del foie gras, ma interamente vegetale. Le vendite hanno registrato il tutto esaurito e hanno decretato dunque il successo dell’alternativa, vegetale e etica, al “fegato grasso”. Forse per tutti i volatili che ogni anno subiscono il supplizio dell’alimentazione forzata si delinea un barlume di speranza.

Forse, speriamo, questa sarà la volta buona per mettere finalmente la parola fine – con un percorso che si prospetta comunque lungo e in salita - alla produzione dell’orribile foie gras.

‘Foie gras’: ‘fegato grasso’ letteralmente. Grasso perché malato. Il fegato delle malcapitate anatre utilizzate per la produzione del tipico e prelibato paté francese viene fatto ingrossare a dismisura ingozzando gli animali con metodi atroci, degni delle peggiori torture medioevali.
Enormi quantità di cibo iperenergetico (tutt’altro che equilibrato e ‘naturale’) vengono letteralmente sparate fin dentro nello stomaco degli animali, in appena 3 secondi di tempo. L’estrema rapidità della somministrazione è dovuta al metodo industriale che utilizza dei macchinari pneumatici in grado esercitare una forte pressione nel tubo, infilato nel collo dei volatili per tutta la sua lunghezza, e immettervi rapidamente grandi quantità di alimento: per l’esattezza mezzo chilo di cibo viene sparato nello stomaco delle povere anatre in quei soli 2-3 secondi.

Lo shock è fortissimo per gli animali, che subito dopo il trattamento accusano tremori, convulsioni, lesioni all’interno del collo, difficoltà respiratorie. Oltre ad un dolore che si protrae ogni istante di questa loro tragica esistenza e che è dovuto alla malattia che si sviluppa rapidamente: la steatosi epatica. Questa si manifesta con un ingrossamento smisurato del fegato, che assume dimensioni 10 volte più grandi di quelle di uno normale.
‘Foie gras’: ‘fegato grasso’ letteralmente. Grasso perché malato
Ma forse per tutti i volatili che ogni anno subiscono questo supplizio (in Francia sono 37milioni le anatre e 700mila le oche ogni anno) si delinea un barlume di speranza.

Come spesso accade il cambiamento non sembra derivare però da un’improvvisa presa di coscienza dei consumatori, i quali tuttavia, ad onor del vero, dimostrano secondo un recente sondaggio di condannare in maniera più netta che in passato questa industria (44% dei francesi si dichiarano contro, fonte: ANSA - 11/2009); bensì la soluzione arriva da un’alternativa concreta: una proposta gastronomica che con la forza della bontà del prodotto e del messaggio etico che rappresenta, sembra essere vincente.

Si tratta del “faux gras” (“finto grasso”), un paté dal colore e dalla consistenza molto simili a quelli del foie gras, ma interamente vegetale. Il prodotto è stato lanciato l’anno scorso dall’associazione belga animalista GAIA, distribuito nei negozi biologici della Francia e del Belgio e, nel solo Belgio, anche nella grande distribuzione, arrivando nei supermercati Carrefour e Lidl. Con grande gioia degli animalisti le vendite hanno registrato il tutto esaurito e hanno decretato dunque il successo dell’alternativa, vegetale e etica, al foie gras: il faux gras.
E’ la dimostrazione che la possibilità di nutrirsi, soddisfare le nostre papille gustative e al contempo non macchiarsi di crimini contro esseri viventi è possibile. Basta.... ingegnarsi.

Le vendite di faux gras hanno decretato dunque il successo dell’alternativa, vegetale ed etica, al foie gras
Le previsioni per il prossimo anno (il consumo di foie gras è legato più che altro alle festività natalizie, durante le quali vengono venduti ben tre quarti di tutta la produzione annua) sono ottimistiche. L’associazione Gaia già pensa di triplicare la produzione e soprattutto, forte del successo riscontrato durante queste festività, allargare la distribuzione anche ai supermercati francesi finora più restii, a causa probabilmente del forte radicamento del foie gras nella tradizione gastronomica nazionale.

Tuttavia le abitudini alimentari di una paese sono determinate da diversi fattori: sicuramente il richiamo delle tradizioni è sempre forte e duro a morire, poi c’è l’aspetto salutista e quindi quello puramente gustativo. Ma un altro è, lo dice la parola stessa, l’abitudine. E’ proprio l’abitudine a mangiare un determinato cibo piuttosto che un altro che ce lo fa riconoscere come ‘buono’. Basta avere la curiosità di assaggiare e variare la propria dieta e si scoprirà che gli standard alimentari sono sorprendentemente facili da cambiare.

Il motore di questo cambiamento che, foie gras a parte, potrebbe - e dovrebbe visti anche i danni causati all’ecosistema dagli allevamenti di bestiame - riguardare la generale sostituzione degli alimenti a base di carne con altri di origine vegetale, deve essere una reale conoscenza delle condizioni di allevamento degli animali: come vengono fatti vivere, come vengono fatti morire. Vite misere, fatte di privazioni e violenze, allevate con il preciso scopo di ucciderle non appena pronte per ..la tavola.

Un aspetto su cui riflettere, per cominciare a fare del nostro menù una scelta e non un’imposizione del mercato.

Negli ultimi anni il mercato del cibo bio èsempre più vivace
Negli ultimi anni il mercato del cibo bio, sempre più vivace e protagonista di un giro di affari decisamente rilevante (il business si aggira sui 3 milioni di euro solo in Italia, fonte: Mark up, sole 24 ore), ha visto nascere al suo interno numerose proposte che si fanno portavoce non solo del benessere dei consumatori (cibo biologico e naturale), degli aspetti sociali (cibo solidale) ma anche di coloro che, ahimè, diventano il cibo che compriamo: gli animali.

Chi ha detto che la nostra alimentazione debba necessariamente contenere carne o altri prodotti animali?

Vegetariani e vegani, in crescita esponenziale in tutto il mondo, dimostrano che è possibile invece vivere bene anche senza mangiare animali, con enormi benefici per la salute e ... per la nostra coscienza.

Per venire incontro alle esigenze di chi è già convertito ma soprattutto per invogliare e offrire una scelta interessante di alimenti vegetali ai curiosi e a coloro che sono in fase di transizione (“io già di carne ne mangio pochissima” ..dicono in molti) si sono moltiplicate le aziende che commercializzano i prodotti alternativi alla carne: seitan, tofu e altri derivati della soya, la pianta dalle mille risorse che grazie al suo alto contenuto proteico può sostituire a pieno titolo la carne, con il vantaggio di non contenere né il colesterolo né le tossine della carne.

Il seitan ha un aspetto molto simile alla carne
Il seitan, dal sapore decisamente gustoso, è un prodotto di origine antichissima, risalendo addirittura al XV secolo, quando veniva preparato dai monaci asiatici. E’ proprio una "bistecca di grano", ad elevato valore proteico grazie al glutine che viene separato ed estratto dalla farina con un procedimento artigianale e poi insaporito con spezie varie. Oggi si trova facilmente, oltre che nei negozi bio, anche in alcuni grandi supermercati (Carrefour, Esselunga, Auchan, Coop, Pam).

Anche i siti on-line e i GAS cominciano a inserire la scelta vegetariana accanto a quella ‘classica’ oppure sono dedicati esclusivamente alla proposta ‘veg’ (per es www.ivegan.it). Oltre al seitan ci sono tutti i prodotti della soya: tofu, tempeh, latte, yogurt e panna di soya, wurstel, soya disidratata, ecc.. per integrare o sostituire latte vaccino e derivati, insieme anche al latte di riso, di mandorla, o di avena.

In alternativa a maionese e salse sono da provare il miso (di orzo o riso) e il tahin (crema di semi di sesamo). E ancora per insaporire le insalate: sesamo, tamari, lievito in scaglie, semi di girasole.

Se si ha qualche comprensibile titubanza dovuta alla poca familiarità con i nuovi prodotti e alla difficoltà nel cucinarli basta consultare alcuni siti specializzati in ricette ‘veg’ (per es. il ricchissimo Vegan blog), dove se ne trovano per tutti i gusti, con foto e informazioni utili sugli aspetti nutrizionali ed i benefici dell’alimentazione etica vegetariana....Giovanna Di Stefano

 
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