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Pagina 1 di 2 PERGOLE TORTE quando una verticale diviene arte (e divertimento..)
E’ incredibile quanto un vino possa stupire, e possa rendere una serata tanto speciale.
Maurizio Zanolla, sommelier di fama, proprietario del Bistrot Accademia dei Palati nonché mio amico d’infanzia, ha regalato a me (unica profana nel campo vinicolo) e a vari intenditori e assaggiatori, un prodotto eccellente nella sua semplicità: il Pergole Torte.
Lascio ad altri i commenti tecnici sulle varie annate, io potrei solo fare miseri accenni sulla potenza di sapori e odori che questo nettare mi ha donato.
Preferisco soffermarmi sull’evento, sulle persone presenti, una fra tutte Martino Manetti, proprietario delle vigne storiche del Pergole e del Montevertine, e sull’artista
Alberto Manfredi, realizzatore delle opere che compaiono sulle etichette.
Martino preferisce fare una ‘verticale’ sui generis, non rispettando la cronologia delle bottiglie presenti. Si inizia quindi con due del 2000, annata considerata dallo stesso Martino difficile per la morte del padre, Sergio Manetti, e per la natura ostile. Si passa poi a un 2001, anno segnato dal cambio di guardia dell’enologo aziendale, da Giulio Gambelli detto ‘il bicchierino’ a Paolo Salvi; a seguire un 1995 fino a terminare con un 1996, l’anno più ‘morbido’, più ‘pieno’, l’anno che ‘sa di selvaggina, di bosco, di umido’ (parole di Martino).
Già a metà serata l’atmosfera si riscalda, siamo tutti più amici, le parole e le risate escono fluide, santo potere del vino..
Martino, erede delle vigne e attuale produttore di Montevertine, - persona squisita tra l’altro, per la sua disponibilità e semplicità -, racconta di quando tutto nacque, grazie alla passione di suo padre e all’acquisto di terreni che già allora avevano il nome di ‘pergole torte’. Erano i primi anni ’70. Da allora l’impresa di famiglia si è ampliata senza perdere la passione e il rispetto per le tradizioni. La forza del Pergole Torte per Martino sta proprio in questo: non vengono mai abbandonati i metodi usati dal padre e dal “re del Sangiovese’ Giulio Gambelli, su cui tra l’altro è stato scritto un libro, tanto amato dal mio amico Maurizio: “Giulio Gambelli – L’uomo che sa ascoltare il vino” - Veronelli editore. Le idee e lo stile per l’azienda di Montevertine non cambiano, il vino viene prodotto in modo molto empirico e la produzione è legata a filo doppio con la riuscita dell’annata.
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