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Pagina 1 di 2 Vorrei cominciare a rispondervi chiarendo che con la mia attività lavoro in tre diverse regioni: Liguria, Piemonte e Toscana.
Ogni regione ha un tipo di clientela e diverse richieste. E' un'attività molto nuova e poco conosciuta, abbiamo quindi avuto la necessità di fare molta pubblicità e ancora ne faremo.
Diciamo che come in tutte le cose è stato, ed è tutt'ora fondamentale il passaparola dei nostri clienti. Ci stiamo facendo conoscere ma essendo appunto una cosa innovativa e diversa dal solito, scatena nella gente curiosità e a volte anche diffidenza. Chiamare uno chef a domicilio, direi che è un'esigenza, se così possiamo chiamarla, di comodità, di voglia di vivere la propria casa e di poter usufruire quindi di un servizio che permette a tutti di godere di una bella cena senza doversi necessariamente muovere.
Per quanto riguarda invece il perché io abbia scelto di lavorare a domicilio, consiste nel fatto che questo è un lavoro che richiede continui studi, ricerche e perfezionamento (nel caso di chi ama l'arte culinaria a 360°) e l'idea di applicare la mie capacità in un'attività che fosse creativa e flessibile, e che quindi mi permettesse di praticare il mio lavoro dando spazio anche all'approfondire le mie conoscenze, mi sembrava la cosa più vincente per una giovane chef emergente. Tutto questo ovviamente non disdegnando la parte economica che è anch'essa fondamentale sia per coltivare le proprie passioni e sia, ovviamente, per una soddisfazione personale. Bisogna inoltre sottolineare che il mio più grande desiderio è quello di aprire un ristorante, ma questo richiede un grosso investimento economico, e sopratutto una grande esperienza nel campo, per questo io mi sento di dover fare un passo alla volta per poter arrivare "sana e salva" a raggiungere tutti i miei obbiettivi.
Alla domanda solo una moda o una necessità potrei rispondervi, entrambe. Entrambe perché lo chef a domicilio è una necessità in alcuni casi, ma è dettata comunque dalla moda.
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