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Pagina 1 di 5 Designer per passione, cuciniere a domicilio, artista a tempo perso - Chi mangia è al centro di una cornice argomentativa, di un frame, in cui confluiscono aspetti biologici, genetici, psicologici, sociologici e storici. Ed ogni cornice argomentativa è inserita (e allo stesso tempo contiene al suo interno) in altre cornici argomentative che identificano, su vari livelli e con diversi parametri, le identità del mangiatore e del mangiato. Gli atti alimentari possono dunque essere considerati un sistema. (con relativi sottosistemi)
I mangiatori appartenenti ad un medesimo macro o micro-contesto formano a loro volta un contorno attorno al mangiato che finisce così per acquisire delle qualità comuni al sistema ed essere identificato come tale solo dai mangiatori appartenenti al medesimo sistema. Così ad esempio la pizza e la pasta sono riconosciuti come alimenti commestibili dagli europei ma mentre i tedeschi li ritengono complementari mangiando spesso la pizza farcita di pasta o utilizzando la pasta come contorno della carne, gli italiani li reputano entrambi alimenti primari per cui consumano l’uno o l’altro in tempi separati inorridendo davanti all’usanza tedesca.
Il mangiato non esiste di per sé, esso è tale solo se è percepito così agli occhi di chi mangia. Al cambiare di tale cornice cambia anche l’identità del mangiato o la percezione che se ne ha come se questi portasse addosso dei segni che ognuno legge in modo differente. Per cambiare l’identità del mangiato occorre dunque modificare o integrare i segni che questi porta addosso o semplicemente modificarne la percezione da parte dei mangiatori.
Si può dire, in sostanza, che gli alimenti esistono in funzione delle idee che uno si è fatto delle loro virtù, tanto che si può parlare di una identità ideale del mangiato.
Il problema, dunque, è riconoscere l’identità del mangiato.
La maggior parte del mangiato e del non mangiabile porta addosso dei segni relativi al suo uso (tempi, modalità, identificazione) che sono di natura sia biologica che culturale. Anche il mangiato dunque rientra in qualità di soggetto all’interno di una propria cornice argomentativa che lo distingue ed identifica tra gli altri cibi e che lo rende più o meno familiare al mangiatore quanto i segni che costituiscono la cornice argomentativa del mangiato coincidono con i segni che formano la cornice argomentativa del mangiatore. Riconoscere, assimilare o rifiutare tale sistema di segni corrisponde al riconoscersi all’interno di un sistema piuttosto che di un altro. (Leggere in un piatto di pasta un primo e non un contorno significa decidere di adottare il sistema di segni e significati del sistema italiani e rifiutare l’interpretazione alemanna)
Riconoscere un repertorio alimentare significa, allora, anche socializzare. È un po’ come apprendere una lingua per poter comunicare. In generale, possiamo dire che gli atti alimentari sono multideterminati e che, quello che più conta di essi, deriva da due concetti chiave, identità e percezione. Un’identità di chi mangia, costruita attraverso l’interazione di determinismi biologici e di apprendimenti sociali. Un’identità del cosa è mangiato, costruita sull’esperienza e, soprattutto, sui criteri e le norme apprese da chi mangia.
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